Spore - Speciale

SPORE: LA MERAVIGLIA DI UN MONDO POSSIBILE


Gli antichi filosofi dicevano che la meraviglia è all'origine del mondo così come lo conosciamo, ma è anche il motore che rende possibili tutti i cambiamenti. Spielberg forse non aveva in mente Platone quando decise di portare sul grande schermo il romanzo di Michael Crichton Jurassic Park, però più che i dinosauri o gli esseri umani inermi di fronte alla loro potenza è lo stupore il vero protagonista del film. Sono passati quasi vent'anni dall'uscita di un film diventato ormai culto e in questi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante, al punto che non ci sembra più così remota la possibilità di creare un dinosauro a partire dal DNA contenuto in una goccia d'ambra.



Will Wright, genio creatore del fenomeno mondiale The Sims, ha non solo anticipato i tempi, ma letteralmente capovolto il punto di partenza: non più un percorso a ritroso, dalla goccia d'ambra al dinosauro, bensì la creazione di un mondo ex novo, infinitamente ricco e appassionante. Ecco la sfida di Spore, il nuovo videogioco ideato da Wright, la cui lunga gestazione (oltre cinque anni) ha creato non poca suspence tra gli appassionati del genere e non solo.
Qualche curiosità sulla dinamica del gioco l'ha soddisfatta lo stesso Wright: “Per la prima volta non ci si troverà nel ruolo dello jedi Luke Skywalker, ma in quello di George Lucas”. In altre parole, il giocatore diventa regista o, più propriamente, creatore. “Questa simulazione consente di creare il proprio mondo (...) il fulcro del gioco sta nel plasmare le proprie creature da zero, come se si fosse il creatore in persona”. Scommessa ben più azzardata rispetto alla gestione delle città di The Sims, soprattutto se si considera che questo gameplay si articola entro cinque fasi evolutive.

Il punto di partenza è un organismo monocellulare immerso nel brodo primordiale: in questa fase il giocatore-creatore impara gli aspetti fondamentali del gioco, come sopravvivere, trovare il cibo, riprodursi, eccetera.



La fase della cellula termina quando l'organismo esce dall'acqua, perché da questo momento deve iniziare ad evolversi adattandosi all'ambiente circostante e non solo: in questo stadio la nostra creatura è particolarmente vulnerabile perché inizia ad avere a che fare con i propri simili (cosa non semplice neanche per gli uomini, figuriamoci per un esserino appena uscito dall'acqua...). Affascinante, no? A seconda di come si decide di plasmare il suo aspetto fisico la creatura potrebbe diventare un temutissimo predatore o, beh, l'ultima ruota del carro evolutivo.
Il grado di complessità del gioco aumenta quando si entra nella fase della tribù: ora è in gioco la sopravvivenza di un intero gruppo, ed è quindi necessario non solo il controllo sull'operato di ogni singolo individuo per poter mantenere l'ordine tra i vari componenti, ma bisogna anche decidere se in un determinato momento è più conveniente farsi amica una tribù piuttosto che un'altra . Nel caso in cui la nostra creatura abbia un'indole espansionistica è anche possibile optare per una lotta senza quartiere; in tal caso, una volta giunta alla fase della civiltà probabilmente deciderà di radere al suolo le altre nazioni.
In questa fase la personalità che avremo dato alla nostra creatura assumerà dunque un ruolo cruciale: questo è infatti il momento in cui la tribù diventa nazione, e come tale può decidere di stipulare alleanze e accordi commerciali con altre città, oppure può scegliere di assoggettarle.
Ma una volta avvenuta l'unificazione di tutte le nazioni sotto un'unica bandiera, cos'altro rimane da fare? Questo è il momento in cui la nostra creatura prende posto nella sua navicella spaziale e inizia ad esplorare la galassia. É la fase dello spazio, e solo adesso si riuscirà a capire se è destinata a diventare un avventuriero alla Ian Solo, o se preferirà vedere l'universo inchinarsi ai suoi piedi come Darth Vader, tanto per rimanere in un ambito caro a Wright.

Le fasi di gioco di Spore presentano dunque obiettivi differenti e di complessità via via più accentuata, ma sono giocabili singolarmente: questo consente, per esempio, di creare nuove tribù o nazioni su pianeti differenti e lascia ampio margine di autonomia al giocatore-creatore.
La possibilità di scambiare le proprie creazioni con quelle degli altri giocatori rende il tutto ancora più stimolante, ed è chiaro che in questo modo i mondi diventano potenzialmente infiniti, come le creature che li popolano: basti pensare che per il lancio di Spore sono state ideate in meno di due mesi circa 3,2 milioni di specie, tra quelle animali e quelle vegetali, grazie alla demo, Spore Creature Creator,distribuita gratuitamente su Internet. Gli utenti, partendo dalla struttura basilare del corpo, la colonna vertebrale, hanno potuto creare esseri dalle dimensioni e forme più svariate, capaci di afferrare oggetti, di stare in allerta e di avvistare i nemici, ma anche di cantare, ballare e persino mettersi in posa. Il gran numero di dettagli che è possibile aggiungere alla nostra creatura permette per esempio di renderla più affascinante o più furtiva, e di rendere quindi più efficaci il richiamo per l'accoppiamento e la ricerca di cibo, senza contare lo spasso di aggiungere a proprio piacimento pompoloni e sportopinne di qualsiasi colore e forma.



La meraviglia di fronte a questo gioco nasce dal fatto che il giocatore-creatore ha un potere illimitato, e non è secondario il fatto che la complessità nella gestione dello sviluppo della propria creatura sia accompagnata da strumenti facilmente accessibili e, soprattutto, decisamente divertenti. Steven Spielberg avrà pur ricostruito un mondo che non esisteva più da millenni, ma qui si è di fronte all'opportunità di creare un universo totalmente nuovo, popolato da creature mai esistite (ma non per questo necessariamente meno reali) e con equilibri del tutto variabili. Di fronte ad un'opportunità del genere suonano decisamente convincenti le parole di Wright in un'intervista al Corriere della sera: “Con la prossima generazione i videogiochi saranno la prima forma di intrattenimento, capaci di riassumere in sé narrativa, cinema e televisione”.
Con l'uscita di Spore la prossima generazione è già arrivata.

Chiara Borille per Electronic Arts


 
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